Auto e bici, serve una strada che perdoni l'errore umano


Data inizio: 26-10-2026 - Data Fine: 26-12-2026


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Dopo la campagna dello scorso anno sull'uso corretto del cellulare in auto, battezzata Stop cellular, Quattroruote è di nuovo al lavoro con la collaborazione della Polizia Stradale e dell'Automobile Club d'Italia in un'iniziativa - Stessa Strada - a favore della sicurezza. La partnership, che sta diventando ormai collaudata, mette al centro questa volta la convivenza tra auto e bici nelle situazioni di circolazione quotidiana.

L'impegno storico di Quattroruote per la sicurezza

Quattroruote fa da sempre, fin dalla sua fondazione a opera di Gianni Mazzocchi nel 1956, della sicurezza un suo cavallo di battaglia. Promossa attraverso tante, memorabili, campagne di stampa e attraverso iniziative che hanno coinvolto case automobilistiche, studi di progettazione, forze dell'ordine e associazioni di categoria, fino a prototipi fisici di vetture sicure, negli anni 60, piene di ritrovati che sarebbero diventati di serie molti anni più tardi.

Il ruolo dell'ACI e la campagna per il rispetto reciproco

Anche l'Automobile club ha un'attenzione storica ai temi della sicurezza. “ACI aderisce con convinzione all'iniziativa “Stessa Strada”, che ha un'elevata forza educativa e formativa grazie all'azione sinergica di importanti stakeholder pubblici e privati. Noi non siamo nuovi al tema della collaborazione tra automobilisti e ciclisti: avevamo diffuso con successo una campagna di sensibilizzazione, #rispettiamoci, in occasione di diverse edizioni del Giro d'Italia”, ricorda Geronimo La Russa.

La Polizia di Stato: prevenzione, cultura e "forgiving road"

La Polizia di Stato porta all'iniziativa tutta la competenza e il contributo di professionalità ed esperienza nell'attività quotidiana di controllo e prevenzione e anche in un'attività di promozione della cultura della sicurezza, portata anche nelle scuole, che cerca sempre di mettere al centro la persona umana. “È fondamentale cercare di lavorare sulla mente dell'uomo, sull'educazione, sulla formazione degli utenti della strada”, dichiara Federica Deledda, dirigente della Polizia di Stato - servizi di Polizia Stradale di Milano.

“Tuttavia, per quanto si faccia”, precisa la funzionaria, “l'errore umano è sempre presente. Perciò, oltre all'attività di sensibilizzazione degli utenti, dobbiamo andare verso infrastrutture di nuova concezione”. E spiega più in dettaglio il concetto: “Abbiamo bisogno di quella che viene definita la “forgiving road”, la strada che perdona l'errore umano. Per i ciclisti significa avere banchine più larghe, adeguata illuminazione, tutte le tecnologie di salvaguardia e prevenzione disponibili. In generale, c'è bisogno di strade “self explaining”, autoesplicative, dove il manufatto vada in qualche modo a condurre gli utenti in modo tale che non pongano in essere comportamenti pericolosi. Per esempio, attraverso chicane, cuscini berlinesi (dosso rallentatore di forma quadrata che non occupa l'intera carreggiata, così da rallentare le auto, ma permettere il passaggio delle due ruote, ndr), attraversamenti pedonali rialzati”.

L'educazione stradale per studenti e adulti

Torna sul tema dell'educazione Antida Aversa, referente per le iniziative di educazione stradale dell'ACI: “Si incomincia ovviamente dalla scuola - noi partecipiamo come partner, assieme ad altre associazioni, a una piattaforma lanciata d'intesa con il ministero dell'Istruzione per migliorare l'educazione stradale nelle scuole - ma è importante anche andare a coinvolgere e sensibilizzare quegli utenti della strada, adulti, che sono ormai fuori dal sistema scolastico. Nel 2025 abbiamo realizzato quasi 1.000 corsi a cui hanno partecipato oltre 40 mila persone”.

L'esempio estero e le norme del Codice della strada

“Anche quel che fanno all'estero può essere di spunto, usando un po' di lungimiranza”, osserva Federica Deledda, “per lavorare al miglioramento della sicurezza. In Spagna, per esempio, hanno appena approvato un nuovo Codice che per certi versi è all'avanguardia e, quanto ai ciclisti, prevede che le auto lascino una distanza di sicurezza di almeno cinque metri dalle bici che le precedono e che i ciclisti viaggino al centro della carreggiata per rendersi più visibili. Ma al di là delle misure specifiche, e al di là degli orientamenti giurisprudenziali che capiremo con il tempo, l'articolo 140 del nostro Codice della strada impone a qualsiasi utente di non creare intralcio o pericolo agli altri: se, come automobilista, non lascio un metro e mezzo di distanza laterale quando sorpasso un ciclista gli posso causare una situazione di pericolo. In ogni caso, possiamo partire dalle attività di educazione, parlandoci e mettendoci nell'ottica di un ampliamento del punto di vista: ciascuno di noi è spesso sia ciclista sia automobilista o ha almeno una persona cara che è entrambe”.


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