Francia e Germania hanno trovato un accordo per una posizione comune su alcuni importanti dossier per il mondo dell'auto.
L'intesa, anticipata nei giorni scorsi dalla stampa tedesca e, in parte, dal presidente francese, Emmanuel Macron, è di particolare importanza perché potrebbe finalmente sbloccare il processo di approvazione di alcuni regolamenti da tempo impantanati nei meandri dei vari organismi comunitari.
È il caso della revisione delle legislazioni sui target di emissioni, del Pacchetto Automotive o dell'Industrial Accelerator Act con il suo principio del trattamento preferenziale da accordare alle produzioni europee (il cosiddetto "Made in Europe").
Vediamo dunque quali sono le proposte, con un'avvertenza. I prossimi paragrafi riguardano le proposte per il Pacchetto Automotive, mentre tutto ciò che riguarda il Made in Europe sarà approfondito in un pezzo a parte perché ci sono alcuni passaggi estremamente tecnici che non possono essere trascurati.
Le due cancellerie partono da un presupposto: sostengono sì l'obiettivo della Commissione europea di accelerare la trasformazione dell'industria automobilistica europea, ma ritengono che, alla luce dei "significativi cambiamenti tecnologici, economici e geopolitici intervenuti" negli ultimi anni, sia necessario un "migliore equilibrio tra obiettivi climatici, competitività industriale, sviluppo tecnologico e rafforzamento della creazione di valore in Europa".
Pertanto, viene proposto "un pacchetto negoziale equilibrato, che coniughi obiettivi ambiziosi di riduzione della CO2 con una maggiore flessibilità e incentivi mirati a favore della creazione di valore in Europa". In particolare, sul fronte del target per il taglio delle emissioni, si propone di passare dal 100% al 90% senza però ricorrere ai meccanismi di compensazione proposti da Bruxelles per il restante 10%, ossia il ricorso ad acciaio verde e carburanti rinnovabili.