Le auto dovranno essere più facili da smontare: ecco cosa cambia dal 2032


Data inizio: 15-10-2026 - Data Fine: 15-12-2026


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Primo settembre 2032: sei anni dopo l'entrata in vigore del Regolamento europeo sui veicoli a fine vita. Questa è la scadenza imposta ai costruttori perché i nuovi tipi di mezzi omologati rispettino i requisiti del "design for dismantling" ("progettazione per lo smontaggio/disassemblaggio"). L'obiettivo è favorire il riutilizzo, il riciclo, la rifabbricazione o il ricondizionamento, con prescrizioni meno vaghe e più stringenti di quelle poste dalla direttiva 2000/53/CE, la norma di riferimento fino allo scorso luglio.

I componenti interessati e i requisiti di progettazione

Il nuovo regolamento include una lista lunga e dettagliata di parti e componenti dei veicoli fuori uso che, già in fase di progettazione del mezzo, dovranno essere concepiti per essere facilmente rimossi e sostituiti, sia nel corso di interventi di manutenzione presso le officine degli autoriparatori sia negli impianti di trattamento autorizzati per i veicoli arrivati a fine vita. Una lista che va dalle batterie ai cambi, passando per autoradio, paraurti e fari, nonché il 70% dei vetri. La Commissione UE potrà poi aggiungere ulteriori parti, tenendo conto del progresso tecnico e scientifico.

Il ruolo degli impianti di trattamento e il recupero delle materie prime

«Gli impianti di trattamento dei veicoli a fine vita sono obbligati a rimuovere le componenti e parti indicate prima di procedere alla frantumazione con esenzioni concesse qualora gli impianti dimostrino che il costo di questa rimozione è eccessivo, o che dopo la frantumazione è possibile un recupero efficiente dei materiali d'interesse», spiega Marco Ferracin di Safe, l'hub delle economie circolari. «Il punto più delicato», prosegue il manager, «è quello delle batterie e dei motori elettrici, dove si concentra la quota più critica di materie prime del veicolo. Renderli più facilmente rimovibili e sostituibili non serve solo a ridurre i rifiuti e mitigare gli impatti ambientali, ma anche a trattenere in Europa il valore di neodimio, cobalto, rame e altri minerali critici e strategici».


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