"L'auto europea è in pericolo, non c'è tempo da perdere": l'appello dei tre big a Bruxelles


Data inizio: 13-10-2026 - Data Fine: 13-12-2026


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Quest'anno, Parigi è stata il teatro di tante presentazioni tra novità di prodotto e, soprattutto, concept car. Tuttavia, più che nel recente passato la manifestazione parigina è tornata a essere il palcoscenico privilegiato dai costruttori per lanciare chiari messaggi e appelli al mondo della politica. Del resto, i prossimi saranno giorni forse dirimenti per il futuro dell'industria europea delle quattro ruote. 

Il Paris Automotive Summit ha riunito i manager che tra la vigilia del Salone e la prima giornata dedicata alla stampa hanno monopolizzato con le loro dichiarazioni i titoli della carta stampata o delle testate digitali: gli amministratori delegati dei gruppi Stellantis (Antonio Filosa), Renault (Francois Provost) e Volkswagen (Oliver Blume). Anche oggi il loro avvertimento è stato chiaro: non c'è più tempo da perdere, bisogna agire rapidamente per ridare un futuro a un'industria alle prese con enormi pressioni produttive e commerciali e quindi bisognosa, più che in passato, di avere delle certezze. 

"Non possiamo perdere tempo"

L'unità di intenti è palese, quantomeno su tematiche caldissime come emissioni e Made in Europe. “Siamo d'accordo sul 90% delle questioni e, soprattutto, condividiamo l'urgenza di approvare al più presto queste normative", ha ribadito Filosa, esprimendo apprezzamento per l'accordo (ancora tutto da verificare nei dettagli) tra Francia e Germania su Co2 e Industrial Accelerator Act, ma invitando a superare al più presto le divergenze ancora aperte.

"La priorità non è più discutere i dettagli, ma raggiungere i compromessi necessari per approvare la regolamentazione. Non possiamo perdere tempo", ha aggiunto. "Sarà inevitabile fare delle concessioni: ciascuno dovrà rinunciare a qualcosa, ma alla fine tutti potranno ottenere ciò di cui hanno bisogno".

"L'industria dell'auto europea è in pericolo"

Il manager napoletano spera evidentemente che nei prossimi giorni si arrivi al dunque, ma c'è anche chi teme il nulla di fatto. “L'industria automobilistica europea è in pericolo”, ha avvertito Provost. “Credo che ci sia stata una reale presa di coscienza, ma non è stata presa alcuna decisione concreta. Nulla è stato fatto sul calendario degli obiettivi per le emissioni di Co2, nulla sulle normative, nulla sull'offensiva commerciale cinese”.

“La domanda che ci poniamo collettivamente non è più teorica: vogliamo che l'Europa conservi un'industria automobilistica di livello mondiale?”, si è chiesto il dirigente francese, aggiungendo che “l'Europa si è rinchiusa in un'illusione tecnocratica: proteggere i consumatori attraverso le normative e un libero scambio ingenuo, anziché darsi una vera ambizione industriale”.

"Il Gruppo Renault si è assunto le proprie responsabilità. Ora abbiamo bisogno che le istituzioni pubbliche creino le condizioni necessarie affinché possiamo competere ad armi pari", ha proseguito il dirigente francese, ribadendo alcune sue proposte: sospendere nuove norme per 10 anni; creare una filiera delle batterie  ("Abbiamo bisogno di tempi realistici e possibili sostegni temporanei ai costi operativi degli impianti"); congelare le multe per la Co2 ("Se non otterremo una deroga per il 2030, entro un anno dovrò proporre al consiglio di amministrazione di tagliare dei modelli e ridurre di 300 mila vetture la produzione in Europa").

Inoltre, Provost chiede una traiettoria di decarbonizzazione più realistica, per esempio consentendo una quota del 20% di ibride plug-in nel 2035. E a proposito di ibride l'ad di Renault ha avvertito che senza un accordo tra Cina e Ue (l'intesa emersa la scorsa settimana è pur sempre un memorandum d'intenti da porre all'esame e all'approvazione dei Paesi Ue) “ci sarà una guerra commerciale". 

"Non si tratta di rifiutare la concorrenza. Il problema non è la tecnologia, ma le differenze di costo tra il modello europeo e l'ecosistema cinese", ha spiegato Provost, chiedendo di di limitare i flussi di veicoli importati che non generano valore aggiunto per l'industria europea e di favorire invece gli investimenti produttivi dei gruppi cinesi nel continente, ma a una condizione: "Se volete investire seriamente e a lungo termine in Europa, venite a insediarvi, ma non semplicemente con fabbriche di assemblaggio. Utilizzate i fornitori europei".

"Servono certezze per pianificare il futuro"

Dello stesso avviso Blume: "Incoraggio vivamente l'Unione europea a collegare i criteri relativi agli investimenti diretti esteri a condizioni favorevoli per le joint venture e per il trasferimento tecnologico. È così che garantiremo il futuro della nostra industria automobilistica in Europa". "Il momento non potrebbe essere più opportuno", ha avvertito non senza ricordare gli obiettivi che si sono posti Parigi e Berlino nelle loro interlocuzioni: "Le nostre auto dovrebbero essere completamente elettriche, veramente europee e comunque accessibili. Ora dobbiamo sfruttare questo slancio”.

“Il mio appello al Parlamento europeo e al Consiglio è di raggiungere rapidamente un accordo. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo", ha detto Blume, spiegando che "il nostro settore ha bisogno di certezze per poter pianificare il proprio futuro qui in Europa". Secondo il numero uno di Volkswagen, "l'ambizione franco-tedesca dimostra che la politica può creare il quadro di riferimento giusto, ma non può sottrarci il nostro compito più importante: sviluppare e costruire le migliori auto qui in Europa e noi stiamo agendo in linea con questa missione".

"Abbiamo bisogno di regole che riflettano la realtà del mercato" perché "la transizione non è un processo lineare", ha poi rimarcato Blume, ribadendo la necessità di conciliare elettrificazione e competitività dell'industria europea". A tal proposito, non ha mancato di evidenziare "l'enorme pressione" prodotta dai cinesi sugli operatori del mass-market. Per questo, il Made in Europe non deve trasformarsi in un ulteriore fattore di aumento dei costi. "Non possiamo trovarci a scegliere tra produrre in Europa senza essere competitivi oppure essere competitivi utilizzando i componenti più economici del mercato globale".




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