Il gruppo Volkswagen è da mesi in un periodo di difficoltà finanziarie che non fanno altro che peggiorare mese dopo mese.
L'ennesima prova è arrivata venerdì scorso: dopo la chiusura dei mercati finanziari, è stato comunicato un deciso taglio alle prospettive finanziarie per il 2026 per colpa, soprattutto, dell'impatto negativo della partecipazione detenuta nel capitale della Porsche: per anni, Zuffenhausen è stata la gallina dalle uova d'oro di Wolfsburg; oggi, di contro, è una realtà sempre più pesante da sostenere.
In particolare, il gruppo ha sostanzialmente confermato la stima sul fatturato: i ricavi sono visti a circa 315 miliardi di euro, in linea con la media del precedente intervallo previsionale compreso tra un calo del 3% e un dato invariato rispetto ai 321,9 miliardi del 2025.
Tuttavia, è stata tagliata di netto la redditività: il margine operativo, ossia l'incidenza dell'utile operativo sul fatturato, è atteso non oltre l'1%, a fronte del 2,8% dell'anno scorso e soprattutto delle precedenti stime tra il 4% e il 5,5%.
Sul dato, pericolosamente vicino alla soglia del break-even, pesano oneri straordinari per circa 10 miliardi di euro, di cui 0,9 miliardi già contabilizzati nel primo semestre del 2026.
Il gruppo, che senza le nuove voci una tantum avrebbe visto il margine intorno al 4%, ha attribuito il peggioramento delle prospettive a vari fattori, tra cui per l'appunto la Porsche.
Sulla base delle informazioni ricevute da Zuffenhausen sull'andamento dei principali dati finanziari, a Wolfsburg hanno deciso di contabilizzare una "svalutazione non monetaria di circa 6 miliardi di euro sull'avviamento" della partecipazione del 75,4% del capitale, che "avrà un impatto negativo sull'utile operativo del Gruppo Volkswagen nel terzo trimestre dell'esercizio in corso".
Tra i fattori negativi, il gruppo cita pure un "ulteriore deterioramento del contesto di mercato, soprattutto in Cina, nonché l'accelerazione della domanda a favore dei veicoli elettrici a batteria". Inoltre, non mancano oneri aggiuntivi legati ai piani di ristrutturazione. In dettaglio, l'ampliamento dei programmi di prepensionamento, la prevista cessione della fabbrica di Osnabrück a una società di investimenti israeliana legata al mondo della Difesa e gli effetti causati "dall'evoluzione del mercato automobilistico cinese, che comporteranno svalutazioni non monetarie delle attività delle società interamente consolidate in Cina", produrranno un impatto negativo di circa 2 miliardi di euro nella seconda metà dell'anno.
La maggior parte delle voci straordinarie verrà comunque contabilizzata nel conto economico nel terzo trimestre, ma avrà anche effetti di lungo termine: nel comunicato, infatti, si lascia intendere la possibilità che i consigli di gestione e sorveglianza decidano di rivedere la politica di distribuzione dei dividendi, quantomeno per le cedole da corrispondere l'anno prossimo.
Il gruppo, che ha comunque confermato le stime sui flussi di cassa per le attività Automotive tra 3 e 6 miliardi e su una liquidità netta tra 32 e 34 miliardi, ha tenuto a precisare che le nuove previsioni sulla marginalità si basano sul presupposto che non avvenga nessun cambiamento nell'attuale contesto dei dazi doganali.
Inoltre, non vengono tenuti in considerazione i potenziali effetti futuri dell'escalation in Medio Oriente e dei possibili impatti derivanti dall'attuazione del nuovo piano di ristrutturazione o dalla cessione della partecipazione di maggioranza in Everllence.
Detto questo, è chiaro come al momento la Porsche rappresenti uno dei grandi grattacapi per i vertici del costruttore tedesco. A tal proposito, dalla Germania arrivano nuove voci di possibili esuberi.
Secondo Handelsblatt, il consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen avrebbe ritenuto superflui 4.100 posti di lavoro, oltre ai 9 mila esuberi già concordati tra il 2025 e lo scorso luglio. Tuttavia, altre testate hanno raccolto un memo interno nel quale l'ad Michael Leiters smentisce categoricamente le nuove indiscrezioni: "Non ci sono piani per tagliare altri 4.000 posti di lavoro alla Porsche".