Il superbollo verrà davvero cancellato oppure no? Era l'11 maggio 2023 quando sui social media il leader della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti Matteo Salvini scrisse: "Addio al superbollo. Grazie all'intesa con il Mef del ministro Giancarlo Giorgetti vogliamo abolire il superbollo auto. Significa cancellare una tassa odiosa, dare ossigeno al mercato, sostenere nei fatti un settore prezioso che coinvolge, in modo diretto e indiretto, milioni di famiglie".
Passarono dieci giorni e, sempre sui social, ribadì: "Via il superbollo auto. La Lega, in pieno accordo con il resto della maggioranza, è pronta a presentare un emendamento ad hoc nella legge delega fiscale. Era una nostra promessa e la stiamo portando avanti: meno tasse, più buonsenso".
Poi, però, nella legge delega approvata definitivamente dal Parlamento poche settimane dopo, il 4 agosto, l'annunciata abolizione scomparve per lasciare spazio a un più prudente "eventuale e progressivo superamento dell'addizionale erariale sulla tassa automobilistica". Un segnale che l'aria stava cambiando. Anche se, fino all'anno scorso, si è continuato a parlare di abolizione del superbollo, seppure in modo graduale.
Si è visto com'è finita: nel decreto delegato che ha riformato la tassa automobilistica, entrato in vigore lo scorso agosto, il superamento del superbollo è stato completamente accantonato.
La prossima legge di Bilancio rappresenta quindi l'ultima occasione per archiviare la tassa introdotta nel 2010 dal governo Berlusconi e successivamente inasprita nel 2011 dal governo Monti. Ma esiste davvero la possibilità che l'addizionale venga eliminata?
Alcuni elementi giocano a favore di questa ipotesi, altri suggeriscono prudenza. Vediamo quali.
Negli ultimi anni l'abolizione del superbollo è stata promessa più volte, spesso con dichiarazioni molto nette. Per questo automobilisti e osservatori continuano ad attendere un intervento concreto. Sarebbe politicamente difficile chiudere la legislatura senza alcun risultato.
La prossima legge di Bilancio sarà l'ultima della legislatura. Storicamente, le manovre che precedono il voto vengono spesso considerate più generose e orientate a distribuire benefici a diverse categorie di contribuenti.
Secondo l'Anfia, nel 2024 il carico fiscale sulla motorizzazione ha superato gli 84 miliardi di euro, pari al 13,4% delle entrate tributarie nazionali. Una pressione che negli ultimi mesi è aumentata ulteriormente a causa della crisi del Golfo Persico e delle tensioni sui prodotti petroliferi.
L'abolizione del superbollo auto costerebbe circa 300 milioni di euro all'anno. Una somma che nell'economia di una legge di bilancio non è impossibile da trovare, soprattutto se i prossimi dati sui conti pubblici permetteranno al governo di allargare le maglie della spesa o dei tagli fiscali.
In una fase in cui molti automobilisti devono fare i conti con il caro carburanti, una riduzione fiscale destinata ai proprietari di auto più potenti potrebbe trasformarsi in un autogol politico.
L'abolizione del superbollo costerebbe ben 300 milioni di euro all'anno. Una somma tutt'altro che irrilevante in un contesto, quello del taglio delle accise, che finora è costato allo Stato oltre due miliardi di euro. E di cui non si vede la fine.
L'abolizione riguarderebbe una platea relativamente ridotta di contribuenti, mentre le tradizionali manovre pre-elettorali tendono a privilegiare provvedimenti con effetti più ampi.
Il fatto che il governo abbia scelto di non intervenire sul superbollo pur avendone la possibilità nell'ambito della delega fiscale lascia pensare che il tema sia stato definitivamente accantonato.
Mettendo sul piatto della bilancia gli elementi favorevoli e contrari, salvo colpi di scena appare più probabile una riforma che una cancellazione totale dell'imposta.
Le ipotesi più realistiche sono tre:
In questo scenario, un eventuale alleggerimento potrebbe trovare spazio non nel testo originario del disegno di legge, ma attraverso gli emendamenti della maggioranza. Una soluzione che consentirebbe di attenuare le critiche politiche legate a una misura percepita come favorevole ai possessori delle auto più potenti.