Spuntano nuove indiscrezioni sulla crisi del gruppo Volkswagen. Questa volta riguardano i costi del piano di ristrutturazione, presentato dall'amministratore delegato Oliver Blume e approvato la scorsa settimana dal consiglio di sorveglianza dopo mesi di tensioni.
Secondo Der Spiegel, il costruttore tedesco potrebbe sostenere oneri fino a 16 miliardi di euro per finanziare il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro e la possibile chiusura di quattro stabilimenti in Germania.
In base a una serie di documenti interni visionati dalla testata tedesca, Volkswagen ha quantificato in 10 miliardi di euro i costi legati ai nuovi tagli occupazionali previsti entro il 2030. L'accordo indica 50 mila esuberi, circa la metà dei quali in Germania, che si aggiungono ai 50 mila già previsti dall'Accordo di Natale del 2024.
Le spese riguardano soprattutto prepensionamenti, indennità di fine rapporto e altri obblighi sociali.
Gli altri 6 miliardi di euro sarebbero invece destinati a coprire gli oneri connessi alla possibile chiusura di quattro impianti. La dirigenza aveva proposto lo stop alla produzione a Emden e Zwickau nel 2031, ad Hannover nel 2032 e a Neckarsulm nel 2034. Alla fine, però, il progetto di dismissione è stato congelato e, secondo diverse ricostruzioni, il futuro dei siti produttivi dipenderà dalla capacità di ottenere risparmi per almeno 1,5 miliardi di euro entro due anni.
L'accordo approvato la scorsa settimana prevede comunque l'analisi di diverse alternative, compresi utilizzi diversi per i quattro stabilimenti. Qualora non venisse trovata una soluzione, l'interruzione delle attività produttive dovrebbe costare 2 miliardi di euro per Emden e Zwickau e 4 miliardi di euro per Hannover e Neckarsulm.
Le cifre riportate da Der Spiegel delineano quindi uno scenario particolarmente oneroso per il gruppo, che punta a ridurre la capacità produttiva e i costi operativi in Germania per recuperare competitività.
Da Wolfsburg non è arrivato alcun commento ufficiale, mentre i sindacati hanno espresso forti perplessità sulle cifre indicate. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, infatti, i costi legati all'eventuale chiusura dei quattro impianti, che dovrebbero essere compensati dai risparmi su salari e altri fattori produttivi entro l'inizio del 2037, potrebbero risultare sensibilmente più elevati.
Alcuni sindacalisti, parlando con l'agenzia Dpa, hanno ricordato il precedente della fabbrica dell'Audi di Bruxelles: la dismissione è costata circa 1,6 miliardi di euro, pur coinvolgendo poco più di 3 mila lavoratori. Nei quattro stabilimenti tedeschi interessati le dimensioni sono ben diverse: si passa dai 7.700 addetti di Emden agli 8.000 di Zwickau, dai circa 14.200 di Hannover ai 15.500 di Neckarsulm.