Il 7 agosto scorso, anticipando la notizia della diffusione alle associazioni di settore del testo-base del nuovo codice della strada, Quattroruote l'ha scritto chiaramente: "l'aggiornamento degli importi ... non sarà automatico ogni due anni in base all'inflazione, ma scatterà solo quando la variazione dell'indice dei prezzi al consumo risulterà superiore al 5%".
Nel comunicato stampa diffuso l'indomani, invece, il ministero dei Trasporti ha scritto: "Stop all'aumento automatico delle multe legato all'inflazione". E tutte le testate hanno riportato pedissequamente questa "notizia". Inducendo i cittadini a pensare che le multe non sarebbero più aumentate. O, quantomeno, che sarebbero aumentate senza automatismi e senza legami diretti con l'inflazione. In realtà non è così, visto che dal testo-base del nuovo Codice scompare solo l'automatismo biennale, mentre il legame con l'inflazione è confermato. Ma vediamo nel dettaglio come stanno le cose, e cosa potrebbe accadere alle multe con il nuovo criterio.
Attualmente il Codice della strada (articolo 195) stabilisce che "la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei due anni precedenti". In pratica, per aumentare (o per diminuire, come è accaduto nel 2021) gli importi delle sanzioni si usa lo stesso dato preso a riferimento per ritoccare gli affitti degli appartamenti, ossia l'inflazione registrata nei 24 mesi precedenti.
Ricordiamo che questo meccanismo è stato utilizzato fino al 2020, dunque per il biennio 2021-2022. Poi a fine 2022, quando l'inflazione si era impennata a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina (dal 1° gennaio 2023 l'aumento sarebbe stato abbondantemente a doppia cifra), il governò stabilì, molto opportunamente, di bloccare tutto per decreto. Una decisione poi confermata anche a fine 2024 per il biennio 2025-2026.
Il nuovo Codice della strada, attorno al quale entro il 13 settembre dovranno esprimersi le associazioni di settore, cambia tutto, ma solo in apparenza. Stabilendo (articolo 3.I.2), come anticipato il 7 agosto scorso da Quattroruote, che gli importi delle sanzioni "possono essere aggiornati solo in caso di variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati superiore al 5%, misurata dalla data dell'ultimo aggiornamento".
In pratica, rispetto alla norma attuale scompare il criterio della variazione biennale e si prende a riferimento l'ultimo incremento. Ciò significa, nella pratica, che fino a quando l'inflazione cumulata resta sotto il 5% dall'ultimo aumento, le multe non salgono. Al superamento del 5%, però, l'aumento sarà pari al dato dell'inflazione registrata a partire dall'ultimo aumento. Senza sconti.
Ipotizzando, sempre per semplicità, una multa di 100 euro dopo l'incremento entrato in vigore il 1° gennaio 2001 e applicando le dodici variazioni biennali ipoteticamente entrate in vigore ogni successivo biennio, nel 2025 quella stessa violazione avrebbe comportato una multa, con gli arrotondamenti all'unità di euro applicati di volta in volta, di 156 euro.
Se invece considerassimo solo i sette aumenti superiori al 5% registrati nello stesso arco di tempo, rispetto all'ultima variazione, la stessa multa di 100 euro del 2001 sarebbe arrivata nel 2025, sempre applicando di volta in volta gli arrotondamenti, a 152 euro, appena quattro in meno rispetto al meccanismo attuale (il leggero scostamento è dovuto agli arrorondamenti e al calcolo dell'inflazione a partire dall'ultimo aumento, che, ovviamente, non è la mera somma dei dati medi annui).