Il governo ha deciso: diesel scontato fino al 5 settembre, benzina a prezzo pieno


Data inizio: 26-08-2026 - Data Fine: 26-10-2026


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Il governo ha prorogato al 5 settembre il taglio delle accise sul diesel di 0,171 euro al litro, IVA inclusa, che sarebbe terminato oggi a mezzanotte. Nessun intervento, invece, sulla benzina, come avviene ormai dalla fine di luglio. Il costo della misura è stimato in circa 130 milioni di euro.

Quello approvato questa sera dal Consiglio dei ministri, riunito per appena un quarto d'ora, è un decreto "ponte" pensato per coprire i 10 giorni del controesodo, mentre i prezzi dei carburanti continuano a salire a causa delle tensioni in Medio Oriente. Il litro di diesel in modalità self sulla rete ordinaria ha raggiunto quota 2,137 euro, mentre la benzina si attesta a 2,017 euro, con l'accisa piena di 0,821 euro al litro.

Per fare un confronto, a fine febbraio, prima dello scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran, diesel e benzina costavano rispettivamente circa 1,70 e 1,65 euro al litro.

A settembre possibili aiuti mirati sui carburanti

La proroga del taglio delle accise concede tempo all'esecutivo, che sta lavorando a misure strutturali per sostenere le fasce più deboli della popolazione e alcune categorie specifiche. L'ipotesi sul tavolo è quella di introdurre agevolazioni o sostegni selettivi legati al reddito.

Quanto è costato finora il taglio delle accise

Dall'inizio del conflitto, lo Stato avrebbe sostenuto una spesa di circa 10 milioni di euro al giorno per finanziare il taglio delle accise, per un totale compreso tra 2 e 2,5 miliardi di euro, considerando tutti i decreti varati dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz e il conseguente rialzo delle quotazioni petrolifere.

All'epoca Donald Trump aveva parlato di una guerra lampo, previsione che non si è concretizzata.

Il nodo delle coperture per gli sconti futuri

Nella riunione odierna non è stato affrontato il tema delle coperture finanziarie. Alcuni esponenti del governo continuano a sostenere l'ipotesi di una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

In un primo momento sembrava che Bruxelles avesse respinto la richiesta avanzata dall'Italia e da altri Paesi, ritenendo che la materia rientrasse nelle competenze dei singoli Stati membri. Nelle ultime settimane, tuttavia, sarebbero emersi nuovi margini di discussione.

Resta comunque una strada complessa. Definire con precisione cosa possa essere considerato un extraprofitto rispetto a un normale margine d'impresa non è semplice e una normativa di questo genere potrebbe esporre il provvedimento a ricorsi da parte dei soggetti interessati, con possibili contestazioni sul piano costituzionale o fiscale.

Una misura analoga era già stata adottata dai governi Draghi e Meloni dopo l'inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel febbraio del 2022, evento che aveva provocato un forte incremento dei prezzi dei carburanti. Secondo le elaborazioni di Staffetta Quotidiana, nel biennio 2022-2023 lo Stato avrebbe incassato 10,7 miliardi di euro dagli extraprofitti, di cui 2,8 miliardi tramite il decreto 21/2022, 4,5 miliardi con il decreto 4/2022 e altri 3,4 miliardi attraverso la legge 197/2022 dell'attuale esecutivo.




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