Anche l'automotive deve essere circolare. Dopo il
Regolamento sui veicoli a fine vita approvato dal Parlamento UE il 18 giugno, non c'è più scampo. «Il primo e ultimo anello della catena circolare sono le
case automobilistiche: ognuna di esse, entro tre anni dall'entrata in vigore, dovrà predisporre la propria strategia di
circolarità», spiega Marco Ferracin di Safe, l'hub delle economie circolari, «diventeranno infatti responsabili, finanziariamente e non solo, della raccolta e trattamento dei mezzi». Da quel momento avranno poco più di due anni di tempo per far sì che nei veicoli a fine vita, oltre alla parte metallica, venga riciclato il 30% della
plastica, mentre – come visto nel numero scorso di Quattroruote – agli
autodemolitori e agli impianti di frantumazione saranno imposte nuove e rigorose procedure volte a garantire il raggiungimento degli obiettivi.
Il cronoprogramma del riciclo e i target sui nuovi veicoli
Il cronoprogramma della circolarità, però, non si esaurisce qui. Al sesto anno dall'entrata in vigore scatteranno obblighi anche in merito al
contenuto riciclato dei nuovi veicoli: una quota definita della loro massa sarà obbligatoriamente costituita da materie secondarie ottenute dai rifiuti post-consumo, di cui una certa percentuale dovrà arrivare proprio dai veicoli a fine vita, mirando quindi alla perfetta chiusura del ciclo. «Si inizia con un obbligo del 15% di
plastica riciclata sui nuovi modelli (della quale almeno il 20% da veicoli a fine vita), target che al decimo anno salirà al 25%», prosegue Ferracin, parallelamente, la Commissione UE è vincolata a definire gli obiettivi sul contenuto riciclato di acciaio, alluminio, magnesio e rispettive leghe, per poi passare alle materie critiche come neodimio, praseodimio, boro». Arrivati a questo punto, diventerà impossibile realizzare veicoli che non garantiscano l'85% di riutilizzabilità e
riciclabilità e che non siano al 95% recuperabili in qualche forma.
Smontaggio componenti, batterie e possibili deroghe della Commissione UE
Saranno poi illegali anche quelli che non consentono una rimozione agevole e non distruttiva di
batterie, motori elettrici e altre specifiche componenti come catalizzatori, pneumatici e vetri. «Ci sono voluti anni per arrivare all'adozione di questo regolamento», conclude il manager, «ma va detto che questa svolta arriva in una fase di fortissima difficoltà del settore e implica il ripensamento simultaneo di innumerevoli elementi operativi, tecnologici e di mercato. Per questo, in presenza di casi estremi, la Commissione può applicare deroghe temporanee su obiettivi e scadenze. Un caso esemplare è quello della
plastica riciclata dei nuovi veicoli, che, in congiunture di mercato particolarmente sfavorevoli, potrebbe scarseggiare sul mercato o raggiungere costi insostenibili».