La sostenibilità secondo Renault: meno emissioni, più riciclo e una fabbrica salvata dalla chiusura


Data inizio: 23-07-2026 - Data Fine: 23-09-2026


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La sostenibilità è uno degli argomenti più caldi e dibattuti nel mondo delle imprese, indipendentemente dal settore industriale. Non sempre, però, l'impegno sui temi ambientali e sociali si traduce in risultati concreti e misurabili. Il gruppo Renault, come molte altre realtà del comparto automobilistico, ha invece costruito uno dei pilastri del piano industriale FutuREady proprio sulle iniziative dedicate alla decarbonizzazione dei processi produttivi, all'economia circolare, alla sicurezza attiva e passiva e alla valorizzazione delle persone.

Quattroruote, insieme a un ristretto numero di testate italiane, ha avuto la possibilità di approfondire la strategia di sostenibilità del gruppo francese con la responsabile Cléa Martinet, che ha illustrato non solo gli obiettivi fissati dall'azienda, ma anche i risultati già raggiunti.

Le tre direttrici della sostenibilità Renault

La strategia del gruppo si fonda su tre linee guida. La prima, Excellence Ready, è incentrata su decarbonizzazione ed economia circolare. Su questo fronte, il costruttore è riuscito già lo scorso anno a ridurre l'impronta carbonica del 30% rispetto al 2019 e, soprattutto, ad aumentare il ricorso a prodotti riciclati o ricondizionati: oggi i veicoli sono composti per il 30% da materiali provenienti dall'economia circolare. Inoltre, il gruppo ha riutilizzato 1,8 milioni di tonnellate di scarti metallici, riciclato 3.500 tonnellate di plastica, rame e metalli preziosi e ridotto a 3,2 metri cubi l'acqua utilizzata per la produzione di un singolo veicolo.

La seconda direttrice, Tech Ready, riguarda la sicurezza attiva e passiva. Per esempio, è stato consentito ai vigili del fuoco l'accesso a tutte le specifiche tecniche e ai codici delle elettriche e delle plug-in hybrid per migliorare la capacità di intervento in caso di emergenza.

La terza direttrice, Trust Ready, coinvolge invece la sicurezza sui luoghi di lavoro e la formazione dei dipendenti. A tal proposito si è parlato soprattutto di riqualificazione professionale, con 53 mila tirocini per posizioni legate alla transizione e l'obiettivo di raggiungere 15 mila dipendenti riqualificati e formati, di mobilità inclusiva, con 3.400 auto a disposizione delle persone con disabilità e 300 officine dedicate tra Francia, Spagna, Italia e Regno Unito, e di contributo al miglioramento della sicurezza stradale. Tra gli obiettivi figura infatti la copertura di circa il 70% delle cause di incidente, rispetto all'attuale 52%.

Gli obiettivi della decarbonizzazione

Il gruppo è oggi a metà di un percorso avviato alcuni anni fa per volontà dell'ex amministratore delegato Luca de Meo. Il progetto prosegue sotto la guida del successore François Provost, che ha fissato traguardi ben precisi da raggiungere entro il 2030.

Sul fronte ambientale si punta a ridurre del 62,5% le emissioni di anidride carbonica, calcolate in tonnellate di CO2 equivalente, nei processi industriali e del 27,5% lungo la catena di fornitura.

Inoltre, il gruppo intende aumentare il ricorso a materiali riciclati e ridurre a 2,5 metri cubi l'acqua utilizzata per la produzione di ogni veicolo. Tutti questi obiettivi sono funzionali al traguardo dello zero netto in Europa entro il 2040 e nel resto del mondo entro il 2050.

Secondo Renault, il target sarà raggiunto per il 90% attraverso la riduzione delle emissioni, anche grazie all'utilizzo di carburanti rinnovabili, sintetici e dell'idrogeno, considerati "una soluzione per la decarbonizzazione", soprattutto nelle aree dove la diffusione dell'elettrico sarà più difficoltosa. Il restante 10% deriverà invece da strumenti di cattura della CO2.

Il peso dell'economia circolare

In questo scenario assume un ruolo centrale l'impegno nell'economia circolare. Renault è stata tra i primi costruttori a convertire uno storico impianto, quello di Flins, alle attività di trattamento dei veicoli a fine vita e di recupero dei materiali.

Oltre ad aver raggiunto una quota del 30% di materiali provenienti dall'economia circolare, il gruppo ha utilizzato plastica riciclata per il 20% del totale sugli ultimi modelli lanciati sul mercato, a fronte di una media di settore che non supera il 10%.

Inoltre, dal 2016 sono state raccolte 12 mila batterie e ne sono state riparate 30 mila. Dal 2021 sono stati ricondizionati oltre 90 mila veicoli e trattati 250 mila mezzi arrivati a fine vita.

Risultati tangibili

Ma come si traducono concretamente tutte queste attività? Martinet ha citato diversi esempi, tra cui la Renault 5 e la sesta generazione della Clio.

Sulla compatta elettrica, oltre il 26% dei materiali proviene da attività di economia circolare, più del 19% delle plastiche è riciclato, i motori sono privi di terre rare e le batterie sono progettate per aumentare durata, riparabilità e riciclabilità. Non manca l'acciaio riciclato nella carrozzeria, insieme ad altre soluzioni che ogni automobilista può toccare con mano.

Dati ancora migliori sono stati raggiunti con la Clio: il 34% dei materiali proviene dall'economia circolare, il 92% delle fibre tessili dei sedili è riciclato, così come il 50% del polipropilene utilizzato per il cruscotto e il 50% dell'alluminio impiegato per i cerchi.

C'è però ancora molto da fare. "Oggi dall'85% al 95% di ogni veicolo è riciclabile, ma non esistono ancora strumenti adeguati per recuperare realmente tutto", ha spiegato Martinet, citando come esempio schiume e giunzioni. "Siamo al 30% perché esistono vincoli elevati", ha aggiunto, ricordando come in molti casi non sia possibile mescolare materiali vergini e materiali riciclati per ragioni di qualità e sicurezza.

Per superare questi limiti, una delle principali soluzioni è il cosiddetto Ecodesign: progettare prodotti affinché siano riciclabili al 100% fin dalla loro concezione. Un esempio semplice è l'utilizzo di componenti monomateriale.

Una cosa è certa: conciliare sostenibilità e redditività non è semplice ed è, come ha sottolineato Martinet, "una battaglia quotidiana". Tuttavia, la manager si è detta "profondamente convinta che, nell'attuale contesto macroeconomico, gli investimenti generino nel lungo termine valore sia sul piano finanziario sia su quello umano".

Ne è un esempio proprio Flins, dove l'impegno nell'economia circolare ha evitato la chiusura dello stabilimento, contribuendo a salvaguardare migliaia di posti di lavoro.




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