La crisi dell'industria automobilistica entra a pieno titolo nel dibattito politico tedesco. Nelle ultime ore ne ha parlato anche Friedrich Merz: il cancelliere è consapevole di quanto le recenti frizioni tra sindacati e costruttori possano influire sul consenso in vista di importanti appuntamenti elettorali e quindi non può esimersi dal prendere posizione su un tema talmente delicato da aver già portato in strada migliaia di lavoratori (è il caso delle proteste organizzate dall'IG Metall per protestare contro le misure di austerity di Mercedes o del gruppo Volkswagen).
Durante una conferenza stampa a Berlino, a Merz è stato chiesto un parere sulla possibilità di un ingresso dei cinesi negli impianti più in sofferenza. Il cancelliere non è contrario neanche alla vendita di alcuni stabilimenti ai costruttori del Dragone , ma è convinto che alla fine non sia la soluzione definitiva: sono ben altri i problemi da affrontare e risolvere, a partire dalla generalizzata perdita di competitività del tessuto industriale tedesco.
"'La vedo come un'ultima spiaggia, non una risposta ai problemi strutturali", ha replicato Merz a chi gli chiedeva di eventuali cessioni di impianti. "Ma questa non è una questione che deve decidere la politica: è una scelta che spetta alle imprese", ha aggiunto.
Il leader conservatore non ha mancato di lanciare una frecciata a Pechino, criticando una politica monetaria che sta alimentando l'invasione di prodotti cinesi in Europa, a partire dalle automobili. La Cina è accusata di aumentare in modo sleale e artificiale le proprie esportazioni, creando di conseguenza problemi alla Germania e a tutta l'Europa. "Dal punto di vista europeo, non possiamo accettare in modo sostenibile di impegnarci in una competizione in cui ci troviamo di fronte a una valuta sottovalutata del 25-30%", ha spiegato. "Se questa situazione non verrà corretta, ne subiremo sempre le conseguenze negative, attraverso importazioni molto elevate, prodotti sovvenzionati e, in definitiva, tramite l'aumento dei prezzi".