Bizzarrini Aperta Lusso, dopo oltre 60 anni il progetto perduto di Giugiaro diventa realtà


Data inizio: 08-07-2026 - Data Fine: 08-09-2026


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Esistono auto che nascono da un foglio bianco e altre che, semplicemente, aspettano il momento giusto per essere costruite. La Bizzarrini Aperta Lusso appartiene a questa seconda categoria. Disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1964 e rimasta per oltre sessant'anni confinata in uno schedario, oggi vede finalmente la luce grazie alla rinascita del marchio Bizzarrini.

Non si tratta di una reinterpretazione moderna, né di un esercizio nostalgico: la Aperta Lusso completa una storia rimasta incompiuta, riportando su strada una delle idee più affascinanti mai concepite durante l'età d'oro dell'automobile italiana. Ne saranno realizzati soltanto 10 esemplari, ciascuno costruito a mano e personalizzato secondo le richieste del proprietario.

A lezione di storia

Quando avvenne la celebre "congiura di palazzo" del 1961 a Maranello, Giotto Bizzarrini (uno dei principali artefici dello sviluppo della Ferrari 250 GTO) fu tra gli ingegneri costretti a lasciare la Ferrari. L'anno successivo iniziò a collaborare con Renzo Rivolta alla Iso Automobili, dando vita alla Iso Grifo A3/C Competizione. Il disegno portava la firma di un giovanissimo Giorgetto Giugiaro, allora in Bertone, sotto la supervisione di Bizzarrini.

Fu una delle prime automobili progettate con un approfondito studio in galleria del vento, sotto la supervisione di Nuccio Bertone, una scelta rivoluzionaria per l'epoca. I risultati arrivarono presto: nel 1965 la Bizzarrini conquistò la vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans, dimostrando quanto l'aerodinamica potesse fare la differenza in un periodo in cui Enzo Ferrari guardava ancora con una certa diffidenza a questo approccio.

Già nel 1962, inoltre, Giugiaro immaginò una versione aperta della vettura con un elegante arco strutturale e tetto asportabile. Il progetto non si concretizzò ma anticipò di fatto una soluzione che, dal 1965, sarebbe diventata celebre con il nome di Targa.

Non chiamatela restomod

Definire la Aperta Lusso un restomod sarebbe riduttivo. Non prende una 5300 GT esistente per aggiornarla con componenti moderni, né vuole reinterpretare liberamente un classico. Piuttosto, realizza oggi un progetto rimasto incompiuto. Per questo motivo Bizzarrini preferisce parlare di "Nuova Classica": una vettura costruita con tecnologie contemporanee ma fedele, nello spirito e nelle proporzioni, al progetto originale firmato da Giugiaro e Bizzarrini.

La struttura riprende l'architettura della 5300 GT Revival, ma è stata profondamente rivista. L'assenza del tetto ha imposto un importante lavoro di irrigidimento del tunnel centrale e della scocca, permettendo di ottenere una rigidità torsionale addirittura superiore a quella della coupé originale.

Il V8 resta protagonista

Anche il motore rimane fedele alla filosofia dell'epoca. Sotto il lungo cofano trova posto uno V8 Small Block di origine Chevrolet da 5.3 litri, montato in posizione arretrata dietro l'asse anteriore secondo lo schema tanto caro a Giotto Bizzarrini. La prima accensione, in questo caso, è datata 1965. Più originale di così non si può.

La potenza supera i 400 CV, ma la vera evoluzione è nascosta alla vista. I tradizionali carburatori Weber lasciano infatti spazio a un moderno impianto di iniezione elettronica, accuratamente mascherato per conservare l'aspetto del vano motore originale. La trasmissione è affidata a un cambio manuale Tremec a cinque marce, mentre l'impianto di scarico in Inconel promette un sound degno delle migliori sportive degli anni Sessanta.

Carbonio fuori, anima anni Sessanta

La carrozzeria è realizzata come un unico elemento in fibra di carbonio, una scelta che permette di ridurre il peso, aumentare la precisione costruttiva e mantenere inalterate le linee disegnate da Giugiaro oltre sessant'anni fa. Per compensare l'assenza del tetto, gli ingegneri hanno sviluppato rinforzi strutturali specifici che hanno permesso di superare la rigidità della coupé originale. Anche i due pannelli del tetto sono realizzati in carbonio e possono essere rimossi e riposti nel bagagliaio. Completano il quadro i cerchi Campagnolo in magnesio e l'assetto regolabile Koni.

Tecnologia invisibile

Le concessioni alla modernità sono poche, ma intelligenti. Troviamo fari posteriori a LED, climatizzatore, servosterzo elettroidraulico a intervento progressivo, finestrini senza cornice con guarnizioni moderne, impianto audio e un caricatore MagSafe integrato nella plancia, ispirata al mondo nautico. L'aspetto interessante è che nulla di tutto questo altera l'estetica dell'abitacolo. L'obiettivo era offrire il confort di una Gran Turismo contemporanea mantenendo intatta l'atmosfera di una sportiva italiana degli anni Sessanta.

Per pochi eletti

Della Bizzarrini Aperta Lusso saranno prodotti soltanto dieci esemplari. Ognuno verrà costruito interamente a mano e configurato insieme al cliente, rendendo ogni vettura un pezzo unico. La prima commissione porta il nome di La Dolce Vita, omaggio al film di Fellini. Verniciata nell'esclusiva tinta Azzurro Gaia, ispirata alle sfumature del Mar Ligure e dedicata alla figlia del proprietario, rappresenta perfettamente la filosofia del progetto.

Non nasce per inseguire record in pista, ma per riscoprire il piacere della guida. L'idea del suo committente era semplice: lasciare alle spalle notifiche, riunioni e smartphone, mettersi al volante e percorrere le strade della Riviera italiana con l'unico obiettivo di guidare.

La chiusura di un cerchio

Più che una nuova supercar, la Bizzarrini Aperta Lusso è un esercizio di archeologia automobilistica. Non prova a reinventare un'icona né a modernizzarla secondo i canoni attuali. Fa qualcosa di più affascinante: completa un progetto autentico rimasto sospeso per più di 60 anni, facendo da ponte tra la serie Revival di Bizzarrini e la Giotto, la nuova supercar V12, e dimostrando che alcune idee non invecchiano mai. Anzi, a volte hanno semplicemente bisogno di sessant'anni per trovare il momento giusto in cui diventare realtà.


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