Arrivano nuovi segnali di ripresa dalla rete produttiva italiana di Stellantis. Nel complesso, secondo l'ormai tradizionale report trimestrale della Fim-Cisl, gli impianti del gruppo hanno chiuso i primi sei mesi dell'anno con 252.223 auto e veicoli commerciali, registrando un aumento del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il rilancio, accompagnato da un calo del 30% del ricorso agli ammortizzatori sociali, non solo prosegue, ma sembra anche accelerare: il primo trimestre si era infatti chiuso con un +9,5%. Va comunque ricordato che il 2025 è stato un anno particolarmente difficile per Stellantis in Italia e che l'attuale tasso di crescita beneficia anche di una base di confronto molto bassa.
In ogni caso, gli attuali ritmi di recupero, insieme all'arrivo sulle linee produttive di alcune novità come la Lancia Gamma, spingono il sindacato a prevedere una chiusura d'anno poco sopra quota 500 mila veicoli. Un risultato nettamente migliore rispetto ai circa 380 mila dell'intero 2025, ma ancora lontano dall'obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali di raggiungere un milione di veicoli l'anno.
A sostenere la crescita del primo semestre è soprattutto il comparto delle vetture, che mette a segno un +27,7% con 158.193 unità prodotte. Restano invece in difficoltà i veicoli commerciali: ad Atessa sono usciti dagli impianti 94.030 mezzi da lavoro, in calo del 4%.
Tra i modelli che stanno contribuendo maggiormente alla risalita, la Fim-Cisl segnala la Jeep Compass a Melfi e la Fiat 500 ibrida a Mirafiori. Il loro ingresso nelle linee di assemblaggio ha favorito una crescita significativa dei volumi, pur senza compensare completamente le perdite accumulate negli ultimi anni.
Lo stabilimento lucano registra così un balzo dell'88,4%, con 35.920 veicoli assemblati. Il polo torinese, invece, segna una crescita ancora più marcata, pari al 135,4%. Tuttavia, le 36.048 unità prodotte alimentano ancora i timori sul mancato raggiungimento, entro fine anno, dell'obiettivo dei 100 mila veicoli complessivi.
Pomigliano d'Arco si conferma ancora una volta il cuore della produzione italiana grazie all'inossidabile Fiat Pandina. Lo stabilimento campano, con 79.050 unità realizzate, mantiene sostanzialmente gli stessi volumi di un anno fa grazie al +6% della citycar, nonostante il calo del 18,6% dell'Alfa Romeo Tonale.
Un discorso a parte riguarda Maserati a Modena: il trasferimento da Torino delle GranTurismo e GranCabrio ha determinato un'impennata produttiva, con 475 esemplari assemblati contro i 45 dello scorso anno.
Resta invece critica la situazione dello stabilimento di Cassino, dove la produzione è crollata del 36,2% fermandosi a 6.700 unità. Di queste, 4.125 sono rappresentate dalle Alfa Romeo Giulia e Stelvio, mentre le restanti 2.575 sono Maserati Grecale.
"È un dato che evidenzia la drammaticità della situazione produttiva dello stabilimento", ha affermato il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. "La condizione del sito produttivo e dell'intero indotto, con questi numeri, è diventata insostenibile", ha aggiunto il sindacalista, ricordando che il 2025 si è chiuso con meno di 20 mila vetture prodotte e che le stime per il 2026 indicano un'ulteriore flessione, fino a circa 13 mila unità.