L'integrazione di veicoli a zero emissioni all'interno dei parchi auto aziendali rappresenta una sfida articolata che richiede nuove competenze tecniche, gestionali e fiscali. Scame, la specialista dei sistemi di ricarica per veicoli elettrici, è attiva anche nella consulenza ai fleet manager e, nel suo recente E-Mobility day dedicato ai gestori della mobilità aziendale, ha riunito un gruppo di esperti per analizzare le implicazioni della transizione ecologica per il mondo business.
Sull'interpretazione dei dati di mercato, che attestano un ritardo delle imprese nazionali nell'adozione di auto elettriche rispetto alla media europea, s'è soffermata Anna Forciniti, Impact-driven innovation advisor & founder di Evidentia SB, invitando a leggere questo gap come un'opportunità di crescita strutturale. Aggiungendo che la spinta all'elettrificazione non risiede esclusivamente in logiche di natura ambientale o di conformità ai criteri Esg (Environmental, social, and governance), ma si configura come una precisa strategia geopolitica volta all'indipendenza e all'efficienza energetica, fattore cruciale per abbattere i costi industriali e favorire la competitività a lungo termine delle aziende.
Il passaggio alla mobilità a spina impone una rilettura dei costi aziendali. Matteo Gizzi, head of E-mobility market intelligence di Motus-E, ha ribadito che il vero incentivo all'elettrificazione è di natura economica, purché l'investimento venga gestito in modo corretto. Analizzando il total cost of ownership (Tco) su un ciclo di 4 anni e 60.000 chilometri, Gizzi sostiene come il maggiore costo iniziale d'acquisto di un veicolo elettrico venga ampiamente ammortizzato dalla riduzione dei costi operativi, quali la manutenzione e l'energia. Affinché questa convenienza si concretizzi, è fondamentale gestire il costo del rifornimento: le simulazioni dimostrano che, mantenendo il mix di ricarica al di sotto di 0,60 euro per kWh, si ottiene un risparmio netto rispetto alle motorizzazioni tradizionali. In questo ecosistema complesso, il ruolo del fleet manager è mutato da puro gestore dei veicoli ad analista di dati, chiamato a interfacciarsi con l'energy manager, il dipartimento risorse umane e quello responsabile degli acqisti per bilanciare efficacemente i consumi dell'impresa.
Gli aspetti fiscali sono stati affrontati da Stefania Prandelli, dottore commercialista e partner di Rivetti & Partners. Un tema che resta di difficile gestione è quello della ricarica domestica. Al momento, l'Agenzia delle Entrate considera l'energia rimborsata per la ricarica a casa come reddito tassabile per il dipendente, per via della complessa misurazione tra l'uso privato e l'uso lavorativo. Al contrario, l'installazione di colonnine in sede aziendale consente la totale deducibilità del costo e l'Iva detraibile per l'azienda. Inoltre, un'impresa dotata di pannelli fotovoltaici può– se in possesso delle adeguate autorizzazioni – vendere l'energia prodotta ai propri dipendenti fatturandola in conformità alla normativa vigente e aggiungendo l'Iva, oppure integrarla in piani di welfare aziendale, esentandola così da tassazione per il lavoratore.
L'inserimento di veicoli elettrici nella flotta impone un adeguamento delle infrastrutture fisiche, tema esplorato da Gerald Avondo, head of Product and services E-Mobility di Scame. Per evitare di richiedere costosi e lenti aumenti di potenza alla rete nazionale, la soluzione tecnica risiede nel Dynamic power management (gestione dinamica del carico), in grado di monitorare il consumo totale dell'edificio e di dirottare la potenza residua esclusivamente verso le colonnine di ricarica.
Dal punto di vista tecnico, è fondamentale che i fleet manager conoscano le differenze d'interfaccia. I caricatori in corrente alternata (AC) sono vincolati dal convertitore di bordo del veicolo, fattore dirimente per organizzare i turni di ricarica, così come è essenziale sapere in anticipo se la flotta prevede solo veicoli ibridi plug-in che spesso utilizzano esclusivamente connettori AC, rendendo inutile l'installazione di dispendiose colonnine in corrente continua (DC).
Risulta dunque indispensabile adottare un documento aziendale specifico, la charging policy, attraverso il quale stabilire con chiarezza le regole di utilizzo delle infrastrutture interne, pubbliche e private: quali dipendenti hanno accesso prioritario, le fasce orarie consentite per le colonnine, la gestione delle code e delle notifiche per liberare gli stalli, fino all'assegnazione e al rimborso delle wallbox domestiche. Solo attraverso regole certe e un approccio sistemico, conclude Avondo, la complessità dell'elettrificazione può essere gestita con successo all'interno delle organizzazioni aziendali.