Dal 10% al 97% in neanche 9 minuti: abbiamo provato la ricarica flash di BYD - VIDEO


Data inizio: 27-06-2026 - Data Fine: 27-08-2026


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Ammetto che, fino a ieri, guardavo alla transizione elettrica con il tipico scetticismo di chi viaggia molto: la domanda che mi ponevo è la stessa di molti automobilisti, ovvero se sia davvero possibile usare un'auto a batteria con la stessa naturalezza di una vettura termica tradizionale. Per trovare una risposta concreta sono andato a Bologna, presso la concessionaria BYD Barchetti, dove ho potuto testare l'auto che ha messo fuorigioco le mie riserve. La protagonista è l'ammiraglia del marchio premium Denza Z9 GT, che per l'occasione è stata abbinata all'innovativa infrastruttura di ricarica ultrarapida BYD Flash Charging. Vi anticipo che i risultati di questa prova rischiano di stravolgere il modo in cui concepiamo il rifornimento alla spina.

Denza Z9 GT: numeri e scheda tecnica dell'ammiraglia

Per BYD, la Z9 GT è una sorta di manifesto tecnologico. L'impatto visivo è notevole, così come la scheda tecnica: parliamo di una vettura mossa da tre motori elettrici capaci di scaricare a terra ben 1.156 CV, consentendo un'accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 2,7 secondi. Il listino riflette questa esclusività, oscillando tra i 104.950 euro della versione plug-in hybrid e i 118.950 euro (optional esclusi) della variante puramente elettrica. Sotto la carrozzeria si cela un imponente pacco batteria che può raggiungere i 122 kWh di capacità, traducendosi in un'autonomia dichiarata che supera i 600 km.

La tecnologia rivoluzionaria oltre i dati di targa

Ma a rendere speciale la Z9 GT non sono gli assurdi numeri del powertrain. Oltretutto, diciamolo, schede tecniche di questo tenore suonano ormai più come spacconate da salotto, di cui è difficile percepire il valore oggettivo. A farmi cambiare idea, mettendomi davanti al fatto compiuto, è stata la tecnologia che si nasconde sottopelle. Perché questa struttura a T color “Tiffany” arriva a immettere nella batteria dell'auto l'energia equivalente a quella di 500 appartamenti, e la macchina è pronta ad assorbirla tutta in un attimo.

Come funziona il sistema BYD Flash Charging con batterie tampone

L'impianto BYD Flash Charging che ho visto in azione è progettato per gestire picchi di potenza fino a 1.500 kW. Per farlo, sfrutta un'intuizione ingegneristica che, per quanto non inedita, rende ancora più speciale il progetto. I tecnici sul posto mi hanno mostrato con orgoglio due grandi cabinet che ospitano batterie tampone - le stesse dell'auto, quattro per unità - con il compito di mantenersi cariche per poi sprigionare una potenza di 1,5 MW. Queste unità assorbono energia dalla rete in modo costante e a potenze contenute - nel test circa 40 kW, ma con un massimo di 500 kW - per poi scaricarla alla massima velocità non appena si collega l'auto. Il fatto che la colonnina non gravi direttamente sulla rete elettrica locale rende queste installazioni sostenibili, anche dal punto di vista economico.

Test di ricarica sul campo: dal 10% al 97% in meno di 9 minuti

Cronometro alla mano, ho voluto mettere alla prova il sistema testando due diverse vetture. Nel primo caso sono partito da una condizione limite: 10% di carica residua e appena 63 km di autonomia. Con la batteria preventivamente condizionata, la velocità di assorbimento è stata quasi ipnotica. L'auto ha superato l'80% in circa sei minuti e mezzo, arrivando al 97% in appena 8'41'', con ben 585 km di autonomia a disposizione.

Subito dopo ho ripetuto il test su una seconda vettura arrivata direttamente dalla strada - quella a nostra disposizione in questi giorni - quindi con batteria non pre-climatizzata e partendo dal 34% di carica. Anche in questo caso la velocità è stata impressionante: il sistema ha impiegato appena 8'09'' per portarla alla medesima soglia del 97%. Questo scarto ridotto dimostra la straordinaria efficienza del veicolo anche in condizioni d'uso quotidiane e senza preparazione. Va sottolineato che il test si è svolto con temperature vicine ai 40 gradi.

Blade Battery 2.0 e raffreddamento a sandwich

Il segreto sembra risiedere nella perfetta sinergia tra la chimica delle celle e la gestione del calore. La Denza Z9 GT monta le Blade Battery 2.0 con tecnologia litio ferro fosfato arricchita con manganese, studiata per ottimizzare il voltaggio di ogni singola cella e ridurre le resistenze interne. La batteria è integrata direttamente nella struttura del telaio, a tutto vantaggio della rigidità del veicolo e della precisione di guida. Ho trovato particolarmente interessante lo speciale sistema di raffreddamento a sandwich, che avvolge i moduli sia nella parte superiore sia in quella inferiore: sfruttando l'impianto di climatizzazione, mantiene la temperatura delle celle tra i 17 e i 27 gradi, scongiurando surriscaldamento e perdita di efficienza.

Le sfide future per la mobilità alla spina

Restano alcune domande aperte: le batterie manterranno queste prestazioni nel tempo? La diffusione sul territorio sarà davvero capillare? E gli standard di sicurezza reggeranno potenze così elevate? Restano interrogativi legittimi, ma non scalfiscono l'evidenza di quanto il settore sia cambiato nell'arco di pochi anni, lasciando immaginare cosa potremo vedere nel prossimo futuro.

La ricarica non fa più paura?

La lentezza nei rifornimenti è sempre stata il grande spauracchio, il principale freno alla diffusione di massa della mobilità elettrica. Questa prova sul campo dimostra come l'integrazione tra l'architettura dell'auto e una rete di ricarica evoluta possa davvero eliminare questo ostacolo, offrendo tempi d'attesa ed esperienza d'uso molto simili a quelli di un tradizionale pieno di carburante. Oggi l'accesso a questi livelli di tecnologia rimane limitato a fasce di prezzo elevate, ma la storia dell'automotive insegna che simili innovazioni sono destinate a scendere di segmento. E la sensazione, scendendo dalla Denza Z9 GT, è che il futuro sia molto più vicino di quanto pensiamo.


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