Maserati e Cassino, i nodi irrisolti: che “futuro” ha in mente Stellantis?


Data inizio: 22-05-2026 - Data Fine: 22-07-2026


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Maserati e l'impianto di Cassino sono i due grandi problemi di Stellantis in Italia. Tuttavia, l'amministratore delegato Antonio Filosa non poteva essere più chiaro durante la presentazione di FaSTLAne 2030: il Tridente e l'impianto laziale hanno “un futuro”. Tuttavia, per maggiori dettagli, quantomeno rispetto alle indicazioni del piano strategico, bisognerà aspettare ancora diversi mesi.

“Parleremo a Modena a dicembre della strategia complessiva del marchio, della creazione di valore, dei clienti che Maserati vuole servire e di cosa faremo sullo stabilimento. Stiamo lavorando duramente per essere pronti a dicembre su Maserati e, di conseguenza, su Cassino”, ha spiegato il manager. “Cassino ha un futuro e si vedrà con il piano Maserati”.

Il piano Maserati coinvolge Alfa Romeo e Bottegafuoriserie

Tra l'altro, il piano del Tridente avrà conseguenze anche sull'Alfa Romeo. Del resto, una delle slide di presentazione di FaSTLAne 2030 è dedicata al futuro del Biscione e a due novità di prodotto: oltre alla C-SUV da produrre in Italia, viene menzionato un “nuovo progetto” di Bottegafuoriserie, l'hub creativo e ingegneristico ospitato nella sede modenese della Maserati e dedicato a entrambi i brand. E per Filosa “Cassino è un elemento di successo industriale per i due marchi”.

Dunque, bisogna avere ancora pazienza per avere ulteriori rassicurazioni, magari sulla possibilità che la strategia delle partnership venga estesa anche al marchio emiliano e alla fabbrica laziale.

Una cosa è certa. Per il Tridente il piano indica non solo un “rafforzamento” delle attività e un ampliamento della gamma con due nuovi modelli di segmento E (probabilmente le eredi di Quattroporte e Levante), ma anche un chiaro riposizionamento nella fascia di mercato del puro lusso. In altre parole, Maserati assume un ruolo distinto e separato all'interno della nuova gestione del portafoglio di Stellantis.

D'altro canto, l'alto di gamma richiede una netta differenziazione rispetto al mass-market e quindi una netta distinzione e un cambio di passo rispetto al passato.

Il gruppo, infatti, ha deciso di affidare un ruolo prioritario a quattro marchi globali, Fiat, Jeep, Peugeot e Ram: saranno questi, insieme alla divisione per i commerciali Pro One, a ricevere i maggiori investimenti (il 70% dei 36 miliardi di euro stanziati su prodotti e brand) e a “guidare il lancio dei nuovi asset globali”. Poi ci sono cinque marchi “regionali” (Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo), che andranno a “beneficiare degli stessi asset globali”, ma con una loro “distintività”.

Saranno dunque limitati nel loro perimetro geografico? Dipende. Infatti, nel caso del Biscione, Filosa ha escluso una limitazione alla sola Europa. A chi gli chiedeva della presenza dell'Alfa Romeo negli Usa, il manager ha ricordato “l'importante rete di concessionari” per poi svelare nuovi sviluppi: “Siamo riusciti a confermare una gamma e ora lanceremo, a partire dall'Europa, un nuovo modello. Stiamo lavorando per aggiungerlo anche negli Stati Uniti”.

In altre parole, il termine “regionale” non deve essere interpretato in senso letterale, quantomeno per il Biscione.




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