In pratica, la norma riporterà il gettito dell'Ipt nelle casse delle province che lo hanno perduto in seguito alla sciagurata riforma fiscale che nel 2011 soppresse la misura fissa dell'imposta per gli atti soggetti a Iva stabilendo che l'Ipt fosse determinata, anche per le imprese, con gli stessi criteri degli atti non soggetti a Iva, ossia in misura proporzionale alla potenza. Una riforma che fece esplodere i costi di trascrizione a carico delle società di autonoleggio, intestatarie di un gran numero di mezzi (centinaia di migliaia nel caso dei big del comparto) e che indusse gli operatori a targarli, attraverso società di comodo, diciamo così, interamente controllate, nelle province, segnatamente Trento e Bolzano, che, in virtù della loro autonomia, avevano potuto mantenere il precedente regime agevolato.
Da fine maggio, salvo improbabili sorprese, non sarà più così, farà fede in cui si svolge la “gestione ordinaria dell'attività” di noleggio. Ma che cosa si intende con “gestione ordinaria dell'attività” di noleggio? Nelle intenzioni del legislatore dovrebbe essere la sede operativa della società; secondo l'Aniasa, l'associazione delle imprese dell'autonoleggio e del car sharing, invece. “il concetto di “gestione ordinaria” è di “arbitraria individuazione, soprattutto per imprese con numerose sedi distribuite sul territorio nazionale e attività frazionate tra più strutture operative. Si pensi”, si sottolinea, “agli uffici delle imprese di noleggio situate negli aeroporti o presso le stazioni ferroviarie, dove sono offerti alla clientela veicoli che circolano continuamente sull'intero territorio nazionale”.
Insomma, in assenza di chiarimenti a prova di interpretazioni, si rischia il caos. L'Aniasa ha già avvertito che la novità, oltre a essere “in totale antitesi sia con l'orientamento dell'Agenzia delle Entrate (Circolare n. 20/E del 2024), sia con l'articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi, discostandosi perfino dalle linee guida dell'Ocse e dal consolidato orientamento in materia della Corte di Cassazione”, “rischia di aprire la strada a una nuova fase di contenziosi”.
Da lì la richiesta al governo di “aprire un nuovo tavolo di confronto (con il governo, ndr)” finalizzato a individuare “un meccanismo che consenta un'equa distribuzione del gettito fiscale così raccolto su tutto il territorio nazionale”. Come? Attraverso “la centralizzazione della riscossione dei tributi (chiaro il riferimento anche alla tassa automobilistica, al momento non toccata dalla riforma, ndr), con successiva redistribuzione alle regioni e alle province sulla base di criteri oggettivi da queste ultime determinate. Un modello analogo”, secondo l'associazione, “esiste già in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali”.