Il caro carburanti scatena davvero la corsa alle elettriche? Ecco cosa dicono i numeri


Data inizio: 25-04-2026 - Data Fine: 25-06-2026


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Nelle ultime settimane, complice il nuovo aumento dei prezzi alla pompa legato alla guerra in Iran, è tornata al centro del dibattito una domanda precisa: il caro carburanti sta davvero innescando una corsa alle auto elettriche? L'idea che l'impennata di benzina e gasolio si stia già riflettendo nelle scelte degli automobilisti ha trovato ampio spazio sui media, spesso accompagnata da letture immediate dei dati di mercato.

Partendo da fonti - peraltro autorevoli - come quella della Reuters, nelle cronache italiane si sono lette frasi di questo tenore: “Le vendite di auto elettriche sono aumentate del 51% in Europa il mese scorso a causa dell'aumento dei costi della benzina e del diesel dovuto alla guerra in Iran e al blocco della navigazione nel Golfo Persico”. O ancora: "C'è un vincitore silenzioso che sta crescendo sulla scia dello shock energetico innescato dalla guerra in Medio Oriente: l'auto elettrica”.

Per capire se questo legame esista davvero, è però necessario partire dai numeri e dal modo in cui vengono costruiti. Immatricolazioni, ordini, tempi di consegna e incentivi fotografano momenti diversi dello stesso processo e non sempre reagiscono in tempo reale agli shock economici o geopolitici. Guardarli insieme, senza sovrapporli, è il primo passo per valutare se l'aumento dei prezzi dei carburanti stia già producendo un cambiamento concreto nella domanda.

Come funziona il mercato

Partiamo dall'Italia, facendo riferimento a tre punti fermi imprescindibili per chi vuole capire che cosa è successo e come funziona il mercato dell'auto:

  • la guerra in Iran è iniziata sabato 28 febbraio 2026. Ciò significa che eventuali effetti sulle scelte degli acquirenti si sono dispiegati sul mercato dell'auto a partire da lunedì 2 marzo 2026;
  • i dati complessivi nazionali sugli ordini raccolti dalle concessionarie non sono noti né in forma aggregata né in forma analitica (per esempio scorporati per alimentazioni);
  • le targhe di marzo si riferiscono, in gran parte, a contratti firmati a gennaio e a febbraio, ossia prima dello scoppio della guerra. Ossia prima dell'impennata dei prezzi della benzina e, soprattutto, del gasolio.

Come rivela InterAuto News, mensile di riferimento nel settore della distribuzione automobilistica, a marzo 2026 i tempi di consegna medi delle auto ordinate nelle concessionarie italiane erano di 41 giorni. Questo significa che, in media, un'auto ordinata il 2 marzo è stata immatricolata e consegnata al cliente finale il 12 aprile. Ecco perché non può esservi alcuna relazione diretta tra le immatricolazioni di un mese e gli ordini inoltrati alle Case nello stesso periodo.

Tutti a rincorrere la pronta consegna? Improbabile

Qualcuno obietterà: in realtà i consumatori, nei giorni immediatamente successivi all'inizio delle operazioni militari congiunte americano-israeliane nel Golfo Persico, si sono accaparrati le auto in stock, ossia quelle immediatamente disponibili nelle reti distributive, pronte da immatricolare. È possibile, certamente. Ma siamo sicuri che gli italiani a marzo abbiano fatto man bassa di elettriche in pronta consegna? Improbabile, come vedremo tra un attimo. E non solo perché lo affermano gli operatori della distribuzione automobilistica, ma perché la tesi non è compatibile con i numeri ufficiali.

In Italia è merito degli incentivi

Partiamo dall'Italia. A marzo (26 giorni lavorativi) la quota di mercato delle elettriche è stata dell'8,70%, poco più di sette decimi di punto rispetto a febbraio. In volumi si tratta di 16.121 esemplari, 3.575 in più rispetto a febbraio, che di giorni lavorativi ne ha avuti 24. L'aumento è stato del 28,5%, la famosa impennata di cui tanti parlano.

Premesso che quello di marzo non è il più alto market share delle elettriche registrato in Italia (a novembre e dicembre 2024 si era superato il 10%), secondo tutti gli addetti ai lavori e tutti gli analisti la crescita di marzo si spiega con l'ennesima ondata provocata dagli incentivi messi a disposizione dallo Stato il 23 ottobre scorso, grazie ai quali sono stati erogati complessivamente 55.766 voucher (senza termine di immatricolazione).

Considerato che tra novembre e marzo sono state targate 65.441 auto elettriche - ossia una media di 13.108 vetture al mese - e che quelle incentivate si sono aggiunte a una non trascurabile domanda spontanea proveniente da privati e aziende esclusi dagli incentivi (tra gennaio e ottobre 2025, in assenza di contributi statali, una media di oltre 6.700 esemplari al mese), è estremamente improbabile che a marzo vi sia stata un'impennata di immatricolazioni di elettriche in pronta consegna.

In Europa il mercato cresce naturalmente, prima e dopo la guerra

Qualcuno dirà: ok, ma non tutti si riferiscono all'Italia, che sulle elettriche è piuttosto refrattaria. Meglio guardare all'Europa. E allora vediamo cosa raccontano i numeri continentali. Abbiamo analizzato i dati diffusi dall'Associazione europea dei costruttori relativi ai mesi compresi tra marzo 2025 e marzo 2026 in 31 Paesi europei: i 27 dell'Unione, i 3 EFTA (Islanda, Norvegia e Svizzera) e il Regno Unito.

Dai dati aggregati emerge che a marzo 2026 la quota di mercato delle elettriche è stata del 21,76%, ben 2,29 punti in più rispetto a febbraio. Una conferma della tesi Reuters? Improbabile, considerando che da marzo 2025 a marzo 2026 la quota complessiva è aumentata, in termini congiunturali, otto mesi su dodici, e che cinque volte su otto l'entità dell'aumento è stata superiore a quella di marzo su febbraio.

Insomma, il market share europeo delle elettriche cresce naturalmente (di quasi 5 punti tra marzo 2025 e marzo 2026), al netto delle fisiologiche oscillazioni mensili. Attribuire la crescita di marzo all'effetto carburanti è dunque impossibile.

Boom? In sette Paesi la quota è calata

Analizzando i singoli Paesi emergono altri elementi interessanti. Nonostante la crescita media continentale, in alcuni Stati a marzo la quota di elettriche è addirittura diminuita rispetto a febbraio: Regno Unito, Spagna, Portogallo, Romania, Danimarca, Lituania e Cipro. Seguendo la stessa logica, significherebbe che in queste realtà la guerra avrebbe allontanato gli acquirenti dalle elettriche? Ovviamente no.

Anche negli Stati dove il balzo è stato rilevante (Irlanda, Finlandia, Austria, Germania) la dinamica è coerente con una crescita strutturale di medio periodo, non con uno shock improvviso. In Germania, per esempio, i mesi di crescita della quota EV rispetto al mese precedente sono stati nove su dodici nel periodo marzo 2025-marzo 2026.

In un contesto simile, attribuire l'aumento di marzo alla guerra in Iran è concettualmente sbagliato, in assenza dell'unico dato che potrebbe confermarlo: gli ordini.

Anche gli operatori smentiscono

E proprio sugli ordini arrivano le conferme più nette. In Italia, alcuni operatori interpellati da Quattroruote confermano di non avere rilevato alcun aumento della raccolta ordini di auto elettriche. Tra questi Autotorino, primo gruppo della distribuzione automobilistica in Italia con oltre 82 mila vetture consegnate nel 2025, che ha registrato lo stesso numero di ordini di auto elettriche a febbraio (24 giorni lavorativi) e a marzo (26 giorni): 523.

Secondo Plinio Vanini, presidente del gruppo valtellinese attivo nel Nord e nel Centro Italia, un'eventuale correlazione tra prezzi dei carburanti e domanda di elettriche potrà essere osservata, ammesso che si verifichi, solo tra alcuni mesi.

Della stessa opinione Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE, secondo cui “stabilire una relazione causa-effetto fra l'aumento dei prezzi dei carburanti e quello delle vendite di auto elettriche è francamente prematuro. Per un motivo banalissimo: quelle che chiamano vendite sono in realtà immatricolazioni, che arrivano mesi dopo gli ordini. E un dato sugli ordini non ce l'ha nessuno, men che mai per 31 Paesi europei”.

Tranciante infine Massimo Artusi, presidente di Federauto, secondo il quale “l'impennata di interesse per le auto elettriche di cui si è parlato fa parte di una narrazione strumentale, scollegata dalla realtà del mercato, che al netto degli incentivi statali non mostra alcuna accelerazione”.

E dunque, dov'è questa presunta corsa all'auto elettrico? Per ora, semplicemente non esiste. E in futuro? Per essere seri, dovremo inevitabilmente attendere i nuovi numeri.




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