La Formula E ha presentato al Paul Ricard la Gen4, la nuova generazione di monoposto che debutterà nella stagione 2026/27, aprendo un nuovo ciclo tecnico del campionato. Un salto di scala per questa vettura pensata per dare alla categoria un peso diverso, anche fuori dalla pista.
I numeri, almeno sulla carta, sono quelli che servono per marcare la differenza. La Gen4 supera i 335 km/h di velocità massima, vale a dire oltre 200 miglia orarie, scatta da 0 a 100 km/h in circa 1,8 secondi e da 0 a 200 in 4,4 secondi. In configurazione standard di gara arriverà a 450 kW, mentre in Attack Mode o in assetto da qualifica toccherà i 600 kW, pari a circa 815 CV. Rispetto alla Gen3 Evo, Formula E parla di un incremento del 71% nella potenza di picco e di un netto passo avanti anche sui tempi sul giro.
Il dato più interessante, però, non è soltanto la potenza. La Gen4 sarà infatti la prima monoposto della categoria con trazione integrale attiva permanente, non più limitata a fasi specifiche come partenze, qualifica o Attack Mode. Finora la serie ha costruito gran parte della propria identità su efficienza, gestione dell'energia e compromessi; adesso introduce una macchina che punta anche a essere più aggressiva sul piano dinamico, più efficace in trazione e più veloce in uscita di curva.
Sotto la carrozzeria c'è una nuova batteria da 55 kWh, con una capacità energetica superiore del 43% rispetto alla generazione precedente. Il sistema di frenata rigenerativa arriva fino a 700 kW e, secondo i dati diffusi, sarà in grado di recuperare quasi il 50% dell'energia utilizzata in gara. La Gen4, insomma, non vuole soltanto andare più forte: vuole farlo restando un laboratorio credibile per l'efficienza e la gestione dell'energia.
Per scaricare a terra questa potenza, la categoria ha rivisto anche il capitolo pneumatici. Si passa a una strategia con due specifiche distinte: una gomma da asciutto ad alte prestazioni e una “Monsoon” dedicata alle condizioni di bagnato intenso. Sparisce quindi l'idea della copertura unica per ogni scenario, una delle caratteristiche più discusse delle ultime generazioni. Cambiano anche le misure, con sezioni più generose, 295 mm all'anteriore e 330 mm al posteriore.
Sul fronte della sicurezza e dell'ergonomia, la nuova monoposto introduce un abitacolo più ampio, una maggiore libertà di movimento per mani e sterzo e una posizione di guida più regolabile. Anche qui il senso dell'operazione è chiaro: non solo migliorare la protezione in caso d'impatto, ma rendere la vettura più adattabile ai piloti e meno condizionata da compromessi progettuali che negli anni avevano finito per diventare strutturali.
La sostenibilità, naturalmente, resta parte centrale del pacchetto. La Gen4 viene presentata come una vettura da corsa con costruzione al 100% riciclabile, almeno il 20% di materiali riciclati nei componenti chiave, carrozzeria con fibra di carbonio riciclata e materiali bio-based, pneumatici composti per il 65% da materiali naturali e riciclati, compreso il 30% di gomma naturale certificata, e una batteria priva di terre rare.
La Gen4 sarà il terreno di lavoro dei costruttori che hanno aderito al nuovo ciclo regolamentare 2026-2030: Jaguar, Porsche, Nissan, Mahindra, Lola Yamaha e Stellantis, che schiererà due marchi, Citroën e Opel. È un passaggio importante perché dice molto della posta in gioco. Se la Gen3 Evo aveva già dato alla serie una base più credibile, la Gen4 è la macchina con cui Formula E prova a consolidare la propria posizione come campionato capace di attrarre programmi ufficiali, sviluppo tecnologico e un racconto industriale più robusto.
La partita vera, però, comincia adesso. I numeri sono forti, le soluzioni tecniche anche, la presenza dei costruttori dà solidità all'operazione. Resta da capire se tutto questo si tradurrà in ciò di cui la Formula E ha davvero bisogno: gare migliori, più immediate da leggere, più spettacolari senza artifici e con una credibilità tecnica finalmente difficile da mettere in discussione. Stavolta, più che proclamare una nuova era, il campionato dovrà dimostrare di meritarla.