Numeri in ripresa, ma un sistema da consolidare e un problema da risolvere: infatti, mentre Mirafiori e Melfi spingono la produzione, Cassino resta il banco di prova per il nuovo corso di Stellantis in Italia.
La Fim-Cisl, con il suo ormai tradizionale report trimestrale sui volumi produttivi degli impianti italiani del gruppo, fornisce nuove conferme sul rilancio di ialcune fabbriche emerso già tra la fine dell'anno scorso e l'inizio del 2026. In particolare, tra gennaio e marzo, i diversi siti di assemblaggio del gruppo nel nostro Paese hanno sfornato 120.366 veicoli (autovetture e commerciali leggeri), il 9,5% in più rispetto al pari periodo del 2025.
A trainare la “ripresa dopo un anno nero”, che ha visto i volumi tornare indietro di sette decenni, sono stati soprattutto Mirafiori e Melfi grazie all'assegnazione di novità di prodotto come la 500 ibrida a Torino e la Jeep Compass in Basilicata. Non a caso, la produzione delle sole autovetture è balzata del 22% a 73.841 unità, mentre quella dei veicoli commerciali leggeri segna un calo del 5,8% a 46.525 unità a causa di temporanee criticità presso l'impianto abruzzese di Atessa.
"Il risultato positivo delle autovetture è determinato in larga parte dal lancio produttivo, avvenuto nell'ultimo trimestre, della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi. Questi modelli hanno consentito di recuperare parte delle perdite registrate nel 2025, senza tuttavia permettere il ritorno ai volumi degli anni precedenti, né a quelli del 2024", ha spiegato il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, riconoscendo comunque che la ripresa dei volumi "rappresenta un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni negativi".
Il biennio 2024-2025, infatti, è da considerarsi uno dei peggiori per l'industria delle quattro ruote italiane legata all'ex Fiat: le produzioni si sono quasi dimezzate rispetto alle 751.384 unità del 2023, allontanandosi dall'obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali di raggiungere 1 milione di veicoli, mentre circa la metà della forza lavoro del gruppo è stata coinvolta nel ricorso agli ammortizzatori sociali.
Quanto ai singoli impianti, Melfi ha chiuso il trimestre con un aumento del 92,5% a 17.110 unità, Mirafiori del 42,4% a 14.040 e Pomigliano del 6,7% a 39.750 grazie all'immarcescibile Panda (oggi Pandina). La fabbrica campana rappresenta il 54% della produzione complessiva di sole autovetture e la citycar, con 34.900 unità, pesa da sola per circa il 47% dei volumi complessivi, nonostante non abbia ancora recuperato i livelli produttivi del 2024.
In grande spolvero anche la Maserati di Modena, dove l'avvio delle nuove produzioni di GranTurismo e GranCabrio ha consentito di registrare un balzo del 583% a 205 unità.
Atessa, pur in calo del 5,8%, continua comunque a rappresentare il maggiore sito produttivo italiano, con il 39% dei volumi totali, ma ha pagato "l'adeguamento della capacità produttiva" al nuovo reparto verniciatura. Rimane invece grave la situazione di Cassino: -37,4% e appena 2.916 vetture assemblate.
"La condizione di Cassino e dell'intero indotto ha ormai superato ogni limite di sostenibilità", avverte Uliano: stando al sindacato, l'occupazione nel sito è scesa a circa 2.130 addetti, l'attività produttiva è ridotta a soli 5-6 giorni lavorativi al mese, con circa 1.400 lavoratori presenti, mentre oltre 600 sono coinvolti in contratti di solidarietà. Dall'inizio dell'anno lo stabilimento ha operato per appena 16 giorni.
Le prospettive per Cassino non sono rosee: se il 2025 si è chiuso con meno di 20 mila vetture prodotte, le stime per il 2026 indicano un ulteriore calo, fino a circa 13 mila unità.
All'impianto, secondo quanto stabilito dal Piano per l'Italia, è stata assegnata la nuova piattaforma STLA Large per le future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, ma Cassino è l'unico stabilimento "in cui quel piano non è stato rispettato": il lancio dei nuovi modelli, inizialmente previsto entro la fine del 2025, è stato rinviato e, a oggi, manca una nuova tempistica, mentre permane una "totale incertezza" sull'annunciato terzo modello top di gamma.
"Ci sono problematiche nella conversione da elettrico a ibrido per la piattaforma STLA Large, il gruppo ne ha preso atto, ma non c'è una definizione della tempistica", aggiunge Uliano, secondo il quale nel prossimo piano industriale è indispensabile che Stellantis "fornisca risposte chiare, concrete e verificabili: tempi certi, investimenti adeguati. Mettere in sicurezza lo stabilimento, sia sotto il profilo occupazionale sia in termini di prospettiva industriale, è una priorità non più rinviabile".
Cassino è dunque il caso da affrontare nell'immediato anche per ridare ulteriore slancio all'attuale trend di ripresa. In generale, infatti, le previsioni per l'intera rete produttiva sono positive. Il sindacato stima una chiusura del 2026 con circa 500 mila veicoli complessivi e oltre 300 mila vetture.
Sul piano occupazionale, fatta eccezione per Cassino, per quest'anno è prevedibile una riduzione sensibile dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali e, in alcune situazioni, una crescita occupazionale con nuovi inserimenti, "inizialmente in forma temporanea e da trasformare poi a tempo indeterminato una volta stabilizzata l'esigenza".
A Stellantis, la Fim-Cisl chiede "che il nuovo piano industriale preveda scelte concrete e credibili, capaci di garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti gli stabilimenti italiani": servono "nuovi investimenti, nuovi modelli, un deciso rilancio delle attività di ricerca e sviluppo e la centralità della filiera italiana dell'indotto e della componentistica". Infine, anche il governo "dovrà fare la propria parte, individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare l'intero comparto".