Massima allerta, ma per ora nessun intervento: i ministri delle Finanze del G7 monitorano con attenzione il mercato energetico, pronti a un eventuale rilascio congiunto delle riserve strategiche di emergenza di petrolio. Che resta l'opzione principale in risposta all'escalation del conflitto in Iran.
L'obiettivo di una possibile immissione di scorte è stabilizzare il quadro economico: aumentando l'offerta di greggio, si punta a mitigare la pressione rialzista sui prezzi, frenando la spirale di aumenti che minaccia la crescita globale.
L'intervento di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti verrebbe coordinato dall'Agenzia internazionale per l'energia (IEA). Dopo il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi agli impianti dei Paesi del Golfo, il prezzo del greggio nelle scorse ore ha subìto forti scosse, sfondando la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, toccando i massimi da circa quattro anni.
Il prezzo si è spinto fino a 119 dollari al barile, in ulteriore rialzo, per poi invertire il trend e chiudere la giornata sotto i 100 dollari.
In passato, il rilascio delle riserve strategiche di petrolio è stato disposto solo in occasioni critiche: oltre ai due interventi decisi nel 2022 a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, la misura era stata adottata durante la Guerra del Golfo (1991), dopo l'uragano Katrina (2005) e nel pieno della crisi libica (2011).
Il sistema di sicurezza dell'IEA può contare su una dotazione di 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, più 600 milioni di barili detenuti dall'industria sotto obbligo governativo. Un “cuscinetto” per ammortizzare shock improvvisi nelle forniture globali.