L'escalation militare in Medio Oriente ha delle ripercussioni ormai evidenti sul mondo dell'auto. I costruttori, però, hanno caratteristiche specifiche e quindi capacità di risposta differenti agli scenari di crisi. La domanda è quindi d'obbligo: chi uscirà vincitore e chi sconfitto dall'attuale situazione?
All'interrogativo risponde Giorgio Mottironi, responsabile Sostenibilità e Innovazione di EnergRed Renewables:
"Il mondo dell'auto è in una profonda crisi che è legata a tre fattori: perdita del fascino per gli investitori finita la 'favola Tesla', incapacità di affrontare le sfide della trasformazione industriale e della gamma verso un futuro con meno veicoli, e competizione diretta da parte della Cina proprio sui nuovi segmenti su cui il 'blocco occidentale' è più in ritardo. Con questa nuova crisi si aggiunge il colpo dei rincari delle commodity energetiche, sempre una pessima notizia per industrie altamente energivore. Nel breve termine si può dire che a vincere saranno i marchi americani, ma nel lungo termine saranno i produttori asiatici a continuare ad avere un vantaggio competitivo legato a prezzo, tecnologie e filiere".
Il manager affronta, però, diversi altri temi caldi per il settore. Il primo riguarda l'impatto sui flussi delle esportazioni cinesi in Europa. Mottironi concorda con chi sottolinea le grandi capacità di reazione e adattamento dei costruttori del Dragone.
"A oggi non sappiamo quanto durerà il conflitto e che tipo di instabilità si creerà in Iran, ma è ragionevole pensare che la Cina saprà in qualche modo riprendere le redini della situazione passato un certo limite".
Un discorso analogo coinvolge i possibili riflessi sui tempi di consegna delle auto. Per Mottironi:
"La Cina è in una dimensione economica che è in grado di assorbire ritardi mentre persegue obiettivi strategici più grandi e significativi in chiave geopolitica. Il problema, se ci sarà, rimarrà nostro anche se per componenti più piccoli si potranno sfruttare altre strade, come quella che passa per la Turchia".
Sulla questione dei listini, invece, il manager esprime un parere svincolato dalla crisi mediorientale. A suo avviso, infatti:
"Le dinamiche di rincaro possono essere legate ad una generale inflazione energetica che si trasferisce su tutte le materie prime e i costi operativi delle case produttrici, ma l'aumento dei listini a cui abbiamo assistito nel più recente periodo è legato alla preventiva preparazione delle Case ad un futuro del mercato che sarà completamente diverso da quello attuale".
Lo scenario è quello di una mobilità condivisa, prevalentemente elettrica (almeno nel contesto urbano), e di un parco circolante sempre più esiguo. I costruttori avranno, tra l'altro, la necessità di
"aumentare in modo consistente il margine unitario, aumentando i listini, in previsione della riduzione dei volumi".
Dunque, sono altri i fattori che determineranno un rincaro dei listini.
Ovviamente, il settore paga soprattutto conseguenze che, in prima battuta, si manifestano in altri ambiti. Dai carburanti, con un impatto "immediato" sui prezzi alla pompa come già avvenuto in passato, al gas, pesantemente influenzato soprattutto dal blocco dello Stretto di Hormuz, fino all'elettricità.
Su questo fronte, il manager fornisce stime preoccupanti per le tasche dei consumatori:
"Nel caso dello scoppio della guerra in Ucraina abbiamo assistito ad una sestuplicazione dei costi che non si sono mai riassorbiti ai livelli pre-evento. Oggi potremmo tranquillamente assistere ad una variazione dal +50% al +100%".
Insomma, si rischia comunque un salasso.
Di sicuro, è da escludere, almeno per ora, una replica di quanto avvenuto negli anni '70 con le famose Domeniche a piedi.
"Al momento attuale, ovvero senza aver ancora capito quanto pervasiva voglia essere l'azione Usa-Israele e senza aver ancora misurato le capacità di risposta dell'Iran e l'efficacia della sua strategia di destabilizzazione dell'area, non è possibile e nemmeno corretto pensare a scenari catastrofici".
Anche perché oggi esistono tecnologie alternative alle fonti fossili, come fotovoltaico ed eolico.
In tale quadro, Mottironi evidenzia l'estrema vulnerabilità del nostro Paese negli approvvigionamenti energetici. Non è tanto un tema di diversificazione geografica delle fonti, quanto di sicurezza energetica, che
"è basata sull'azzeramento del rischio volumi per le attività essenziali o necessarie",
ma non tutela dalle fluttuazioni del mercato e quindi dal rischio prezzi.
"Nonostante i nostri accordi commerciali si inquadrino nel tentativo di garantire un certo grado di 'sicurezza energetica', vale la pena ricordare che è proprio questa configurazione di sicurezza energetica ad esporci ad un aumento dei prezzi su cui non abbiamo alcuna leva. Trattiamo sul breve-medio termine quantità irrisorie di materia prima fossile e competiamo con soggetti le cui attuali esigenze e quelle future la fanno da padrone (è il caso del blocco asiatico, Cina in testa)", spiega il manager.
Infine, non manca un'interessante lettura della crisi in corso di natura geopolitica.
"In Iran - spiega Mottironi - si sta delineando un conflitto teso a ridurre le capacità di influenza dell'Est Globale sul Medio Oriente e sull'Africa, un passo consequenziale quasi logico a quanto già verificatosi con il caso Venezuela e al messaggio lanciato al 'resto del mondo' per le mire su quella parte di Sud Globale".
"Geopoliticamente potrebbe trattarsi quindi di un ulteriore passo verso un totale decoupling militare, politico ed economico tra Ovest ed Est, che competono per espandersi commercialmente verso nuovi mercati e società".
"La guerra di per sé avrà impatti a diverse velocità e profondità sui Paesi europei in funzione del loro mix energetico. Noi siamo sicuramente più esposti per il nostro ritardo nelle rinnovabili (ad oggi è già noto che non riusciremo nemmeno a raggiungere gli obiettivi del PNIEC al 2030): si potrebbe ridurre la crescita del Pil oppure quella traguardata potrebbe essere solo un'inflazione mascherata".
"Siamo comunque in una fase di sola 'distruzione' oltre la quale non sembrano esserci chiari piani di 'ricostruzione' o, più in generale, di evoluzione controllata della situazione", conclude il manager di EnergRed Renewables.