È diventato virale sui social un video che mostra Donald Trump attraversare la fabbrica Ford River Rouge di Dearborn, dove viene prodotto il pickup F-150. Il presidente ha interagito con lavoratori e dirigenti, tra cui l'executive chairman Bill Ford e il CEO Jim Farley.
A un certo punto, però, si sente un operaio gridare “protettore di pedofili”, in riferimento al caso Jeffrey Epstein. Il leader repubblicano ha reagito nel suo stile: dito medio e una parolaccia. “Una risposta appropriata e inequivocabile”, hanno commentato dalla Casa Bianca.
Discussioni a parte, per il settore auto è tempo di bilanci. Ecco che cosa dicono i numeri, a un anno dalla sua entrata in carica, il 20 gennaio 2025.
Con il neoprotezionismo trumpiano, riassunto nello slogan “America First”, le Case vengono spinte a produrre direttamente negli Stati Uniti, a tutela dei lavoratori. Inoltre, il presidente ha definitivamente archiviato il mandato elettrico dell'era Biden.
Poiché l'obiettivo dichiarato è aumentare la produzione domestica di veicoli leggeri, è questo il dato chiave da osservare.
Le stime per il 2025 della Federal Reserve e dei report di settore (tra cui S&P Global e OICA) indicano una produzione compresa fra 10,55 e 10,65 milioni di unità. Valori pressoché identici ai 10,56 milioni del 2024 e ai 10,61 milioni del 2023.
Per contestualizzare: dal 1967 al 2025, la produzione statunitense ha avuto una media di 10,64 milioni di veicoli l'anno, con un picco di 13,89 milioni nel novembre 1978 e un minimo storico durante la pandemia.
Sul fronte delle vendite, il mercato USA ha chiuso il 2025 a 16,27 milioni di unità (+1,9%).
A dodici mesi dall'arrivo alla Casa Bianca, la produzione auto USA appare dunque stabile. Resta da vedere se i dazi e gli investimenti annunciati da Ford, GM e Stellantis, oltre che da altri costruttori stranieri intenzionati a creare o potenziare fabbriche negli Usa, produrranno effetti più visibili nei prossimi mesi. A incidere, però, continuano a essere sfide strutturali e incertezze globali.